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05 Settembre 2010
 
 
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DA PIAZZA A PIAZZA

Pochi sanno che tra le carte custodite nell’archivio di
Francesco di Marco Datini (1930) fu rinvenuto uno scritto
che il mercante Pratese inviò da Avignone alla cara
Margherita dando precise indicazioni in caso che una piena
del Bisenzio rendesse inagibile il ponte Mercatale per poter
raggiungere il Podere di Filettole:

“Descritione del cammino che il viandante dee calcare onde
recarsi da piazza del Comune sino alla piazza della chiesa
di Sancta Maria della Pietade in terra di Prato nella
sciagura che le acque del fiume Bisentio in perigliosa
quantitade rechino in ruina il ponte acconcio alla porta
nomata Del Merchatale”

In base alla puntigliosa descrizione dell’itinerario che
Francesco propone, alcuni vecchi studiosi del Cai di Prato
tracciarono l’attuale percorso della “Da Piazza a
Piazza”.
Per prima avvertenza egli suggeriva di affrontare con
“ardito animo” le aspre salite che il camminatore
incontrerà sugli aspri gioghi dell’Appennino, segnala
come degna di rispetto la salita allo Spazzavento che
definisce “atta a formare gamba et mantice del fiato” e
quella al Poggio di Javello che pittorescamente definisce
“irta di pruno delle lontane Maremme”.
Altra salita impervia la segnala dopo la località “Aque
puteolenti” (Gli Acquiputoli), detta dai locali con
sottile metafora “Lo Straccalasino”.
Il punto più terrorizzante dell’itinerario egli però
lo individua nel “Poggio detto della Zucha” , luogo ove
lamenta anche la scomparsa misteriosa di alcuni suoi paggi,
che dubita dispersi tra infide boscaglie scure o, peggio
ancora, paventandone il rapimento da parte delle chiuse
comunità di carbonai di Fossatum (Fossato), o addirittura
dei primitivi coloni di Predius Gabinius (Gavigno).
Consiglia, superate le ardite coste del monte di Chiaporatus
(probabilmente le Alpe di Cavarzano), di scendere dai buoni
Frati della Badia che non mancheranno di fornire una ciotola
di “chalda menestra di cicerchia” e della “paglia ben
secha onde ristorar le lasse membra”.
Lasciate le frescure di “Monte Piano” suggerisce di
rifornirsi copiosamente d’acqua per affrontare la Calvana,
“secho monte nomato a guisa del loco onde nostro Salvatore
trovò supplizio”, perché da qui fino a Prato non
v’è “pur umile gemiticcio d’acqua”.

75 km in due giorni e 4000 mt di dislivello totali vi
permetteranno di rivivere questo percorso intriso di Storia,
antica ma anche moderna, con monumenti legati alla guerra
tra tedeschi, partigiani ed alleati di cui ancora oggi si
vedono le tracce

http://www.caipratopodismo.it